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Benessere finchè divorzio non vi separi

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BENESSERE FINCHE’ DIVORZIO NON VI SEPARI
padri separati sconfitti dalla vita e ridotti in miseria

da: lopinionista.it


La nuova emergenza sociale: gli attuali poveri che vanno alle mense gratuite e nei dormitori non sono solo i clochard o gli stranieri, ma anche i padri separati con difficoltà economiche perché devono mantenere la ex moglie e i figli,trovare una nuova casa e se ci si mette anche la perdita del lavoro, si va facilmente sul lastrico Sempre allegre e serene appaiono le famiglie separate o allargate proposte dalle fiction televisive o dagli spot pubblicitari, ma sarà davvero così? Esisterà realmente questo clima disteso tra ex mogli ed ex mariti che si dividono l’affidamento e il sostentamento dei loro figli?
La cronaca dei quotidiani e la testimonianza di chi non vive nel lusso o nel mondo dello spettacolo raccontano ben altra storia, a volte persino vicende drammatiche attraversate da un’immensa tristezza e disperazione che non indicano per nulla tranquillità familiare tra le persone coinvolte, a cominciare dai pargoli ma anche delle mamme e dei papà.
È proprio su questi ultimi che i dati statistici recenti indirizzano l’attenzione, evidenziando una povertà crescente di molti padri separati che non ce la fanno a pagare l’affitto di un’altra abitazione con quel che rimane dello stipendio, una volta tolti il mantenimento dei figli e l’assegno alla moglie.
Per non parlare di quelli colpiti anche dalla crisi che ha tolto loro il lavoro. Sono esperienze che sicuramente non raccontano la realtà delle famiglie separate nella loro totalità: ci sono pure padri che purtroppo pur potendo si sottraggono al loro dovere negando gli alimenti oppure di ex mogli che sperperano gli assegni in spese non indispensabili; in ogni modo i racconti di padri separati e rovinati inseguito al divorzio non possono rimanere inascoltati!
DIFFICOLTA’ DI MANTENIMENTO - Si vedono andare in giro con il viso spossato nelle loro belle macchine acquistate ai bei tempi, la camicia stirata male e lo sguardo assorto in mille pensieri: dal lunedì al venerdì lavoro,il weekend da dedicare ai figli e gli assegni da firmare!
E non sono uomini facoltosi rovinati dal crollo delle borse, immigrati o disoccupati, bensì padri separati, da molti ormai definiti la generazione dei “nuovi poveri”. Padri senza soldi per sé, padri che pagano gli assegni alle ex mogli e ai figli non affidati: abbandonare il tetto coniugale, soprattutto se si hanno bambini, è una scelta che costa caro attualmente, non solo per il shock emotivo che esso comporta ma anche per le conseguenze economiche che tali scelte determinano.
Alle vecchie spese, che già pesavano sul budget familiare, come potrebbe essere il mutuo per l’acquisto di un’abitazione o di una macchina più grande si aggiunge il sostentamento dei figli e l’affitto di un nuovo alloggio in cui andare a vivere. Un uomo dal reddito medio come un operaio o impiegato che guadagna sui mille euro riesce ad arrivare a fine mese?
E chi, più sfortunato, non si trova neanche questi perché ha perso il lavoro oppure è colpito dalla cassa integrazione regalata a tanti dipendenti dalla crisi che sta investendo il nostro paese, non ha diritto neanche ad una sua abitazione e alla fine di una giornata di lavoro si vede costretto a tornare a casa dei genitori e quanto ciò non è possibile a dormire sotto i ponti, nelle case d’accoglienza o in macchine piene di ricordi senz’altro ma non dignitose per uomini che oltre al fallimento della vita privata si rinchiudono nel loro mondo di miseria, senza più tutela e limitati a vedere i figli a rate e senza possibilità di riscatto!
Nonostante i casi di divorzio siano sempre più numerosi,non è affatto una situazione di benessere quella che affronta l’uomo comune che affronta una separazione matrimoniale .
Tesi sostenuta anche dal presidente nazionale dell’Associazione matrimonialisti italiani (Ami) Gian Ettore Gassani: "Negli ultimi dieci anni nel nostro paese si e' sviluppata una nuova ed irresistibile piaga sociale causata dall'aumento esponenziale di separati e divorziati. Ogni anno in Italia si separano circa 160.000 persone e 100.000 sono i nuovi divorziati. E' un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano, trasformano questi lavoratori in veri e propri 'clochard'; il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati o divorziati. Nell'80% (circa 500.000) dei casi si tratta di padri separati, obbligati a mantenere moglie e figli e a non avere più risorse per sopravvivere. Sono numeri che fanno rabbrividire.
Urge una nuova politica sociale che restituisca dignità a quanti sono stati sfortunati nel loro matrimonio, che hanno perso tutto e che vivono da emarginati. Occorrono misure atte a garantire alloggi a questo popolo di nuovi poveri nonchè aiuti economici. Anche costoro hanno diritto ad avere pari opportunità. Quando si perde la dignità si rischia di non essere nemmeno buoni genitori"
Anche il divorzio inizia ad essere un lusso per i ricchi e non per i separati a basso reddito!
La Caritas è stata tra i primi a percepire questo recente avvenimento sociale; rivela infatti che nel 2006 gli operatori dei centri di ascolto hanno incontrato parecchi uomini trascinati dalla rottura del matrimonio agli ultimi posti della scala sociale. Il 78,5% di essi sono italiani; il 61,6% ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni; percentuali che nel 2008 sono aumentati del 4% e nel gennaio 2010 addirittura del 15%.
La casa risulta sempre essere il primo grosso ostacolo da affrontare per chi vuole ricominciare una nuova vita, come illustra la dottoressa Neri Salati, responsabile dell’area ricerca della Caritas: “Dopo la separazione, un individuo su quattro si trova in condizioni di basso reddito. Tra i tipi di eventi considerati, solo la morte di un percettore di reddito determina un numero di probabilità di cadere in situazione di povertà più elevato, mentre addirittura la disoccupazione determina un rischio lievemente inferiore rispetto alla fine di un rapporto”.
CENTRI D’ACCOGLIENZA - Il termine di un legame affettivo quale il matrimonio per un uomo con reddito medio rappresenta anche la fine di un’indipendenza economica: frequentemente in sede di divorzio un terzo delle sue entrate mensili deve versarle direttamente alla ex moglie e ai figli,un’altra buona parte la deve impegnare per un secondo affitto in quanto la casa coniugale il più delle volte viene assegnata al genitore affidatario dei figlio che è quasi sempre la donna e così dello stipendio all’ex marito resta ben poco da permettergli una sistemazione abitativa decorosa, se poi viene a mancare anche il lavoro o si è precari la casa diventa una vera e propria chimera!
Per ridurre i costi alcuni papà scelgono di ritornare sotto il tetto dei genitori, ma quando ciò non è fattibile si trovano costretti a chiedere aiuto alle mense e ai dormitori. In Italia molti enti pubblici e associazioni si stanno muovendo per cercare di risolvere questa situazione che rischia di diventare davvero una piaga sociale. La Regione Liguria ad esempio è stata la prima ad approvare nel 2009 una legge per l’attuazione di case temporanee e sostegni psicologici e legali alle famiglie che si frantumano, cosi viene spiegata la proposta dall’esponente politico di An, Alessio Saso: “Sostegno per i genitori separati. Non volevo che fosse una legge contro le donne, né che fosse rivendicativa; credo solo che sostenere i padri sia importante per consentire loro di continuare a fare i padri. E chi deve lasciare la casa e girare buona parte dello stipendio alla ex moglie entra in una situazione di sofferenza tale che gli fa perdere anche la dignità di presentarsi davanti ai figli”.
Il Consiglio provinciale di Bolzano invece ha accettato nel 2008 il progetto di realizzazione di case-albergo su misura per padri nuovamente single; a Milano lo stesso è prevista la “Casa del padre separato”, un centro da 160 posti letto, con camere singole e doppie, la mensa, un piccolo giardino e una biblioteca.
Medesima ideazione è partita ugualmente a Roma: "Casa per papà separati" in cui vivere e accogliere degnamente i figli nelle ore loro assegnate in maniera serena. Queste soluzioni abitative purtroppo hanno un costo anche se irrisorio non si riesce a garantirli gratuitamente; invece nella Regione Piemonte è stato accolto un provvedimento significativo:genitori separati possono ricevere aiuti economici dall’ente regionale oltre alle abitazioni temporanee o definitive con all’interno supporto psicologico,legale e sociale.
L’avvocato romano Maria Giovanna Ruo, esperta in diritto matrimoniale e docente all’Università Lumsa della capitale ci pone una riflessione importante: «Il fenomeno della povertà dei padri colpisce comunque trasversalmente tutte le fasce sociali,tranne nei casi dei nuclei familiari più agiati, in cui i costi sono ammortizzati dalle forti possibilità economiche proprie o delle famiglie di origine. In alcune circostanze l’eventuale indigenza provoca addirittura l’impossibilità di separarsi anche nei casi in cui questo sarebbe consigliabile, come nei casi di violenza domestica. L’indigenza, inoltre, colpisce anche i figli: nonostante la legge preveda un uguale tenore di vita dei figli tra il "prima" e il "dopo", la duplicazione dei costi di fatto non lo permette. Non bisogna dimenticare infine il problema dell’occultamento dei redditi. Che fare quando, ad esempio, uno dei coniugi lavora in nero, dato che l’assegno familiare viene determinato in base al reddito dichiarato? Considerato che il lavoro nero in Italia è molto diffuso, il problema si pone in modo a volte drammatico, come constatiamo in molti casi che quotidianamente trattiamo».
A CHI RIVOLGERSI - In aggiunta alle città e regioni sopra menzionate sono numerose ormai le realtà urbane che tentano d’ aiutare i padri in difficoltà. Per avere indicazioni e sostegno ci si deve rivolgere al municipio della propria città di residenza, dove gli assistenti sociali saranno in grado d’ indicare i bandi per le agevolazioni e le varie federazioni locali che si occupano di questi problemi;anche la Caritas è molto attiva in questo senso e non mancano associazioni volontarie Onlus che tutelano i soggetti in disagio.
(di Annarita Ferri - del 2010-04-24)

 
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