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Quando fallirono i Magazzini Davanzo di Jesolo

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LETTERA INVIATA AL GAZZETTINO E PUBBLICATA NEL 1999


Jesolo Lido 04.08.99



Caro direttore,
                      dopo 6 anni circa, dove tutte le istituzioni, il Sindaco Cacciari e in testa  i sindacati  avrebbero voluto salvare la "Galileo" , finalmente  sono partite e/o partiranno a giorni le lettere di licenziamento da parte del curatore per i 120 dipendenti.
Per l’ennesima volta in Italia, i sindacati, sono riusciti a far chiudere un’azienda,  buttando al vento se non sbaglio 100 miliardi ca. della cordata di banche che volevano o vorrebbero salvarla , dettando i primi  le condizioni; sistema tipicamente comunista, i padroni devono attenersi alle regole dettate dalla classe operaia, costo dell’operazione per dipendente un miliardo circa.
Ora cosa faranno i sindacati , assumeranno alle loro dipendenze questi operai ? , continueranno a dire che la colpa e sempre del  " padrone, sfruttatore" ?
Sono fortemente convinto che il sindacato sia un’ impresa, con entrate ed uscite economiche,  nel paese Italia questi continuano ad acquistare ,vendere e stipendiarsi senza che nessuno possa controllare  i bilanci .
Qualche mese fa era scoppiato lo scandalo sulla non presentazione del bilancio da parte dei sindacati, poi più nulla

Fatta questa premessa  non posso che fare, la seguente riflessione:
cinque anni orsono a Jesolo esisteva una azienda  denominata " Magazzini Davanzo", il gruppo Davanzo dava lavoro a circa 600 dipendenti sparsi un po’ in tutta la Padania,  un capitale immobiliare di circa 60 miliardi, miliardo in più o in meno,  costruito con anni di lavoro e sacrificio personale da parte dei fratelli Davanzo.

Ahimè, il gruppo Davanzo, in un momento di stagnazione commerciale,  dove  l’esposizione bancaria tra investimenti e magazzino   era superiore alle entrate, entrò in crisi.
Detto fatto, cominciò il declino a causa delle esposizioni bancarie  in essere e le richieste delle aziende di credito al rientro.
Il gruppo Davanzo  aveva concordato con le banche , che a loro volta avevano accettato il concordato del 40% dei debiti;  il curatore fallimentare di turno per un dissesto di 2 miliardi , non accettò il piano di rientro. ( n.d.c. a fronte del disavanzo dei 2 miliardi i Davanzo proposero gli avviamenti delle attività commerciali, ed il curatore fallimentare non diede il proprio assenso all’operazione.)
Ricordo che non ci fu allora la stessa veemenza per la tutela del posto di lavoro per quei 600 dipendenti, furono tutti messi sulla strada, l’impero Davanzo fu depauperato, perché chi è nel commercio sa come vanno a finire i fallimenti, il capitale viene  venduto o meglio svenduto, in un attimo si cancellano posti di lavoro e si creano disoccupati.
Forse allora si lasciò andare alla deriva  il gruppo Davanzo, perché non aveva il sindacato all’interno della propria impresa ? di questo ne sono convintissimo.
Se ben ricordo, potrei anche sbagliarmi, negli anni 1970/80 c’era un’ azienda a San Donà di Piave che si denominava " Papa", produceva tapparelle ecc. anche qui i sindacati, perché l’azienda voleva tagliare ca. un centinaio di posti di lavoro su di un complessivo di ca. 600 dipendenti, non accettarono i tagli e l’azienda falli.

Perché sono qui a scriverLe, perché oggi 04.08.99, non è più accettabile che, nel rispetto delle regole del mercato del lavoro in senso liberista e moderno, il sindacato abbia da assumere nelle trattative posizioni arroganti e prive di logica, le quali posizioni, invece di aiutare il prosieguo dell’attività e la salvaguardia di posti di lavoro in questo momento, assai difficile per l’impresa privata, l’aiuta ad affondare e  mettere  sulla strada centinaia di operai.
Le micro impresa, costruita con sacrificio quotidiano ed abnegazione al lavoro di tutta  la famiglia, la classica impresa del Nordest, sta morendo. Lo Stato  è sordo, ai lamenti che questa gli sta  lanciando, è ingordo di voti .

Sono convinto e qui concludo, che se il sindacato non inizierà a mettersi un po’ in disparte e lasciar più voce alla forza motrice e produttrice  di ricchezza  della piccola e media impresa, abbandonando quella logica perversa  e comunista della impossibilità  al licenziamento e alla riduzione dell’orario di lavoro le 35 ore, tra un periodo non tanto lontano, che stimo in un quinquennio ci saranno altri milioni di disoccupati e questi non saranno altro che famigliari e figli di quelle imprese tanto decantate nel mondo, ubicate nel nostro caro ,che amo profondamente Veneto.


Claudio Vianello
Consigliere Comunale di Jesolo


 
 
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