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18.03.2020 - Ne va della salute di tutti noi

2020
Benchè siano in  molti a raccomandarsi di non uscire e di rimanere a casa, ci sono ancora molte persone in giro

Una delle mie tantissime maratone, portate a termine

Jesolo 18 Marzo 2020
di ©Claudio Vianello
Ne va della salute di tutti noi
RIMANERE A CASA VUOL DIRE ANCHE, EVITARE INCIDENTI DI QUALSIASI GENERE.
COSI FACENDO NON ANDREMO A PESARE, A CHI STA, IN QUESTO PERIODO  IN "PRIMA LINEA" A SALVARE VITE UMANE!
In questo periodo lo so e difficile non allenarsi, per chi come me ne ha fatto uno stile di vita  nella corsa.
Ma si può andare a correre? Per il magistrato Valerio De Gioia può essere contagio colposo.
Purtroppo il Mondo di queste settimane sta attraversando la mannaia del coronavirus. Ecco che le disposizioni di legge del DPCM prevedono  e consigliano di rimanere a casa, ce lo stanno dicendo in tutte le linque. Certo che è difficile. Credo però, se per qualche settimana facciamo tutti la nostra parte non ne perdiamo tanto in salute, anzi aiutiamo chi è in trincea e non può permettersi distrazioni. Lo ripeto: fermiamoci per qualche settimana, non saranno certamente quei pochi chilometri che andranno a discapito della nostra preparazione atletica.
Purtroppo lo sappiamo che gli italiani fanno un po' tutti quello che vogliono, partendo dall'alto e quindi di conseguenza anche tutto il gregge. Non voglio essere polemico, dico semplicemente, fermiamoci, stiamo a casa e basta!
A Jesolo, mi si dice, e qui mi inviano delle fotografie che c’è troppa gente che continua a correre e a passeggiare in spiaggia, incrociandosi tra loro.
Nei giorni scorsi, attraverso una nota, Palazzo Chigi ha specificato che si potrebbe correre o camminare in solitudine, io onestamente non sono d'accordo, questa è la mia tesi.

Poi se uno è di coccio, va beh… Vi lascio con queste poche righe scritte da dei medici, in questi giorni in prima linea. Questa mattina ho letto queste testimonianze che mi hanno colpito profondamente, meditiamo!
Ecco quello che i medici che in questi giorni sono in trincea e che lottano per salvare vite.
ll dottor Carlo Serini che lavora come anestesista all'azienda Ospedaliera “Ospedale San Carlo Borromeo” di Milano: "Faccio il rianimatore da anni, ma ora è diverso. Stanotte mi sono avvicinato a un anziano. Gli avevamo messo il casco per la respirazione. Lui si guardava intorno spaurito. Mi sono chinato e lui ha sussurrato Ma allora è vero? Sono grave? Ho incrociato quel suo sguardo da cane bastonato e ho capito che stavolta non avevo risposte".
La dottoressa Francesca Cortellaro che lavora al dipartimento di emergenza dell’Ospedale San Carlo di Milano, abituata ad occuparsi di mortalità: “È dura non poter salvare tutti” e ancora "Sai qual è la sensazione più drammatica? Vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t’implorano di salutare figli e nipotini. I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L’ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel’ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n’è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell’addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli".
(testimonianza raccolte da" Il giornale"
Ora, se siete capaci di lamentarvi ancora, voi che dite : stare in casa ci si annoia.

 
CORRERE SI PUÒ – I primi si appellano al loro buon diritto, sancito dal decreto ministeriale. ” Si può fare attività all’aria aperta in forma individuale, mantenendo la distanza di almeno un metro da altre persone.” Decreto ministeriale varato su invito del Ministero della Sanità. I secondi vedono comunque qualche rischio anche per chi rispetta le regole. Una caduta, un infortunio, un contatto fortuito con il passante di turno. Nel dubbio ribadiscono con forza: ” tutti a casa”.
 
ATTIVITÀ FISICA ALL’ARIA APERTA – Purtroppo questa attività fisica all’aria aperta” è stata male interpretata da molti cittadini. Come un lasciapassare per passeggiate o pic-nic nei vari parchi nazionali. Altri hanno trovato il modo per improvvisare partitelle di calcetto o di basket. Con tutti gli evidenti pericoli che si hanno negli sport di contatto. Quindi, ecco la corretta decisione di molti sindaci di chiudere i principali parchi cittadini diventati meta di assembramenti di vario tipo.
 
Prendendo in esame il DPCM legato all’emergenza Coronavirus si legge: “Bisogna evitare ogni spostamento di persone fisiche in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno degli stessi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative (non più indifferibili) o situazioni di necessità o per motivi di salute che vanno dimostrate (pena art 650 codice penale)“.
 
Gli spostamenti sono consentiti soltanto per comprovate esigenze lavorative, per situazioni di necessità, per motivi di salute, o per rientrare presso la propria residenza o il proprio domicilio. Dunque l’autocertificazione va esibita per qualsiasi movimento sul territorio nazionale, dunque anche all’interno del comune di residenza o di domicilio, anche in caso di spostamento a piedi, come ha chiarito anche Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, più volte in conferenza stampa.
 
In Italia in zona protetta molti avrebbero voluto uscire per allenarsi, andare a correre e fare jogging, insomma semplicemente per fare un po’ di classica attività fisica: il Decreto del Governo non lo vieta, ma è sconsigliato, anche perché non si ravvisa la situazione di necessità che occorre per giustificare l’uscita. Meglio dunque allenarsi in casa usufruendo dei tanti strumenti ed attrezzi che in molti posseggono: si sono moltiplicati anche i tutorial in rete nelle ultime giornate.

Qui sotto alcune foto fatte da chi è autorizzato a lavorare in zona Pineta
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